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lunedì 5 dicembre 2011

Sospesi


Balena come una furia di tempesta
col rigoglir del petto a sostener la testa:
il volto duro e fermo di chi aspetta,
lo sguardo penetrante di saetta
con l'espressione solida ed immobile
le mani di grinze vuote e tremule;
né un sorriso sulla cupa faccia
e la fatica a fiaccarne le braccia.

Non un amore in fondo al suo cuore
un tempo bella da far clamore.
Un uomo solo nella sua vita
ricordo di una foto ormai sbiadita:
a un uomo solo si era data
che d'amore l'aveva domata.
Ma come il sole brunito s'affossa
e di lacrime lente gli occhi ingrossa
così il destino vile si fece avanti
e stupì, nel fragore, tutti quanti.

Era il tempo del corniolo in fiore
che ogni bimbo guarda con stupore,
il tempo delle tepide giornate,
delle finestre aperte tra le grate.

Giovanni era uscito come sempre:
la falce sulle spalle, nel ventre niente.
Aveva sulla testa un fazzoletto,
in tasca una preghiera: il suo fioretto.
Un piccolo fagotto legato allo strumento
e subito fu appresso al campo di frumento.
Terse la fronte bagnata di sudore,
la luce tagliava il grano con ardore.
La schiena curva sott'al cielo terso
uscì dal verde un sibilo: fu perso!
Un solo istante, fece per fuggire
ma il tempo gli rimase per morire.

Aspetta ancora Lidia accanto all'uscio
che torni a casa l'uomo suo Giovanni,
ma resta in mente solamente un fruscio
come di vento che solleva i panni.  

martedì 19 aprile 2011

Dachau


Tra questi sassi ci sono già stato.
Rinchiuso tra queste mura ci sono già stato,
in un incubo che non pensavo reale
eppure ci sono già stato.

Sto fermo da solo ed ascolto...
lo sento, ora vedo il suo volto:
"Achtung!" gli gridano in faccia
e lo tirano via per le braccia.
Io qui ci sono già stato!
Un grido si perde in gola,
non una sola parola
a spiegare tutto il terrore,
a raccontare uomo e disonore.
Sul cancello una scritta beffarda
che dice di una storia truffarda;
lungo il viale che porta alla cenere
la distruzione delle tedesche vipere
passa innanzi ad alberi spenti
testimoni vivi, spettatori silenti.

C'è un luogo in cui Dio non è stato
perché non ne conosce l'esistenza;
c'è un luogo in cui Dio non è stato,
è il luogo della sofferenza!

martedì 4 gennaio 2011

Battesimo



Cade. Di bianco investe il grigio.
Da dignità pari a ogni bruttura,
ai bordi della strada si fa fregio,
ad ogni nefandezza regala sepoltura.

E sordo si fa il gelo che sorprende
e rende ogni incedere insicuro;
canta un passero: il pane suo pretende
intanto che d'intorno si fa scuro.

Candida si veste la mia anima
e gode di un insolito pallore;
ristoro cerca in questa notte infima
che in fondo non ha niente di sapore.

lunedì 1 novembre 2010

Le regole della follia




Scoprirti nudo di fronte alla realtà
senza che niente possa coprirti, mai più.
Sapere che non hai compreso il senso
di parole buttate solo per ferire, per fare male.
Guardare gli occhi di chi ti è sempre stato accanto
e capire che non li hai mai avuti con te.

Ed io ho lottato, strenuamente, con forza
per avere in cambio un sorriso,
un gesto, un caldo ricordo di vita.
Io, nascosto sotto una dura scorza,
io, derubato, ucciso e deriso,
io, con la coscienza prostituita.
io, ladro di umanità che sferza
io, finito come un fiore reciso 
io che lo so: la morte è servita.

E capire che non li hai mai avuti con te,
sapere che non hai compreso il senso.
Guardare gli occhi di chi ti è sempre stato accanto,
scoprirti nudo di fronte alla realtà
di parole buttate solo per ferire, per fare male
senza che niente ti possa coprire, mai più.

sabato 30 ottobre 2010

Lettera aperta a Sabina Guzzanti


     Cara Sabina,

ti scrivo perché ne sento il bisogno; sento prepotente il bisogno di manifestare la mia vicinanza al tuo agire, unico nell'immobilismo generale indotto da un clima che non si respira più nemmeno a Cuba o, peggio ancora, nei Konzentrationslager nazionalsocialisti. Perdonerai se uso questa forma confidenziale ma ti seguo da molti anni, pur essendo, tanto io quanto tu stessa, giovane per cui ti sento come una persona di famiglia.
Stanotte, tardi come è mio solito perché, come un vampiro assetato di conoscenza, amo leggere, informarmi e scrivere con il favore delle tenebre (anche perché prima non ne avrei il tempo senza essere interrotto dai mille affanni che catturano le mie giornate sempre troppo brevi), stanotte dicevo, ho voluto guardare il tuo film documentario "Draquila" e l'ho fatto con cognizione di causa. Da abruzzese residente nella provincia dell'Aquila ho voluto correre il rischio di essere ferito dalle immagini che mi attendevo di rivedere. Ed è stato esattamente come me lo sono prefigurato: sconcertante, pauroso, annientante, straziante e, purtroppo, assolutamente vero! Guardavo quelle immagini e le riconoscevo dolorosamente uguali a quelle che sono impresse nella mia memoria. Sono passati molti mesi ormai eppure, ogni volta che ci penso, sento quei momenti così vicini che è come fossero accaduti solo poco fa. E pensare che qui le case non sono crollate. Ma lì, a L'Aquila, sono venute giù come castelli di carte scossi da un flebile flusso d'aria... un respiro. Quel Terremoto molti respiri ha fermato in gola a chi non ha avuto nemmeno il tempo di gridare. Quel Terremoto ha spazzato via sogni, dignità, futuro e non solo vite. Quel Terremoto ha sconvolto coscienze e non solo un territorio. Quel Terremoto, con la sua scia di annientamento, avrebbe potuto fare meno danni di quelli che ha fatto; se solo ci fosse stata la volontà di impedirlo! Quel Terremoto è stato cavalcato dal titano che non si è fatto scrupolo alcuno di fare affari sulla pelle di poveri innocenti. Io so solo che nessuno sarebbe dovuto morire quella notte. Non ho perso nessuno in quel tragico 6 aprile tra i miei conoscenti, eppure è come se avessi perso 308 familiari. Perché io c'ero a guardare negli occhi degli aquilani pieni di stupore e lacrime, solo poche ore dopo che il Mostro aveva ingoiato tutto. Io ho visto occhi rugosi chiedere aiuto senza aprire bocca. Ho ascoltato il silenzio lacerante dell'attesa, dell'incertezza, della scossa più forte. Ma qualcuno ha cavalcato l'onda!
Il punto è sempre quello: viviamo in un Paese, che ormai fatico a identificare con il mio Paese, che è stato sfigurato, violentato, dileggiato da qualcuno che non avrebbe dignità nemmeno di stare tra i suoi pari, all'Inferno! E il peggio deve ancora venire. Temo, purtroppo, che non abbiamo ancora visto fino a che punto saprà e vorrà spingersi. Temo che gli italiani si siano talmente assuefatti all'illegalità, alla mancanza di rispetto verso il prossimo, alla mancanza di pietas (laicamente intesa) da avere perso il dono dello stupore e dell'indignazione. Possibile che non ci sia nessuno che abbia la forza di ribellarsi con ogni stilla del suo sangue a questo scempio?
A volte mi capita di rileggere la nostra Costituzione, così... per non permettere che, cancellandola dai libri, la possano cancellare anche dalla mia memoria. La ripercorro con lo sguardo e mi domando quante vite umane quel documento sia costato alla nostra giovane democrazia. I nostri nonni hanno combattuto da eroi costretti a nascondersi anche sulle montagne aquilane per annientare l'oppressione prima ancora dell'oppressore, per far assaporare a noi tutti il gusto ineguagliabile della LIBERTA'. Libertà... come è stato svilito questo termine un tempo altisonante! Sembra quasi vuoto, privo di significato. Come può un Paese dove a governarci è uno che quanto meno ha a che fare con la mafia (è "amico" di Dell'Utri o no?), che si porta a letto ragazzine sprovvedute e che cedono alla sua bramosia accecate dall'aura di potere che emana dalla sua figura, che disprezza profondamente le donne al contrario di quello che vuol far passare attraverso le sue televisioni, che a proposito di televisioni e mezzi di comunicazione è capace di piegare il consenso a suo piacimento attraverso la manipolazione sfacciata della realtà, che mente come un novello Pinocchio (e che ha la stessa faccia... di legno), che oltre al consenso piega le leggi alla sua malata volontà, che fa della violenza il suo biglietto da visita, che aborra la democrazia additandola come il peggiore dei mali possibili (e lo fa ogni volta che attacca la Magistratura, il Capo dello Stato e le altre istituzioni)... come può un Paese in queste condizioni dirsi libero? Come può un Paese dove l'uomo che ci governa semina corruzione, opacità e disonestà, con l'intento di lasciarci i suoi degni successori, pensare di essere libero anche solo per un istante? E' semplice: non può!
Al caro Berlusconi lascio un monito che farebbe tremare le ossa anche al più stolto degli uomini, che taglierebbe le gambe alle certezze anche dell'uomo più scellerato a condizione che abbia una coscienza (cosa che dubito fortemente se provo a immaginare la sua). Glielo lascio tanto per informarlo che io non ci sto! Che se ci sarà da combattere per riaffermare quei principi di cui ci vuole spogliare, io rispondo: "Presente!". Prendo in prestito il monito da un uomo che non ha bisogno di presentazioni (un po' come lui solo al contrario): Piero Calamandrei.

"Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi" [...]

     Grazie per quello che fai. Con affetto e profonda stima

     f.to Alessandro Croce

lettera inviata all'indirizzo mail di Sabina Guzzanti il 30 ottobre 2010 alle ore 2:48